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Rinnovabili, il “tesoretto” salva il target 2026

10 settembre 2026
Il mercato italiano delle fonti rinnovabili continua a mostrare segnali di sostanziale stagnazione, nonostante la crescita delle FER registrata nel secondo trimestre 2026 (+14% su base tendenziale), dopo sei mesi di contrazione.

Il recupero è trainato quasi interamente dal fotovoltaico, che registra un incremento del 18%. Il risultato, tuttavia, non è sufficiente a invertire la tendenza complessiva del mercato: l’andamento degli ultimi dodici mesi evidenzia, infatti, una crescita di appena l’1%, dopo la flessione registrata nel 2025. Alla fine del 2025 l’Italia poteva contare su un margine positivo di circa 1,6 GW rispetto alla traiettoria fissata dal burden sharing delle fonti rinnovabili: una sorta di “tesoretto” accumulato grazie alle installazioni realizzate tra il 2021 e il 2025. Nel primo semestre del 2026 l’incremento complessivo della potenza rinnovabile si attesta a circa 3,4 GW, considerando 2.918 MW di nuove installazioni e circa 550 MW derivanti da interventi di repowering. Sommando l’incremento registrato nel primo semestre al margine accumulato a fine 2025, il sistema raggiunge un progresso complessivo di circa 5 GW. Il target annuale di burden sharing per il 2026 è pari a 8,3 GW: per centrarlo sarà quindi necessario realizzare altri 3,3 GW nella seconda metà dell’anno, un volume sostanzialmente analogo a quello raggiunto nei primi sei mesi. L’obiettivo 2026 resta dunque raggiungibile, ma per centrarlo l’Italia utilizzerebbe interamente il margine di vantaggio accumulato negli anni precedenti. Il “tesoretto” di 1,6 GW verrebbe così azzerato, lasciando il Paese senza un margine di sicurezza per assorbire eventuali rallentamenti futuri. La criticità emerge soprattutto guardando agli anni successivi. La traiettoria del burden sharing prevede infatti una progressiva accelerazione degli obiettivi: 10 GW nel 2027, 11 GW nel 2028, 13 GW nel 2029 e 15 GW nel 2030. Senza un deciso incremento nel ritmo delle installazioni, il settore rischia quindi di rispettare il traguardo 2026 grazie al vantaggio accumulato in passato, per poi trovarsi ad affrontare obiettivi molto più impegnativi senza più alcun margine di sicurezza.