Nel corso dell’incontro si è evidenziato come la cultura digitale rappresenti un cambiamento profondo nel modo di pensare, collaborare e creare valore nella progettazione, realizzazione e gestione dei sistemi edilizi. Non si tratta solo di utilizzare strumenti informatici, ma di abbandonare la logica del documento statico per abbracciare quella del dato dinamico, accettando la complessità e promuovendo la collaborazione tra tutti gli attori della filiera, cosa che andrebbe fatta, come ha sottolineato il moderatore Ing. G. Loperfido, responsabile delle Attività Territoriali di AiCARR, sin dalla nascita di un nuovo progetto e in tutte le fasi successive.
Per il mercato globale, il BIM è passato da circa 8,6 miliardi di USD nel 2023 a una previsione di 24,8 miliardi entro il 2030, con un CAGR (Compound Annual Growth Rate) del 16,3%. Registra ancora una penetrazione molto differenziata tra i Paesi, con livelli ben superiori nei contesti che hanno introdotto mandati governativi o premialità. In Italia, secondo l’indagine AssoBIM 2024, solo il 13% dei professionisti si sente “molto sicuro” sul BIM, ma oltre il 70% ritiene che il BIM offra vantaggi non ancora compresi dai committenti. Le adozioni sono ferme al 25–30%, concentrato nei grandi enti (ANAS, RFI, Demanio), rispetto al 70–80% di nazioni come il Regno Unito, dove è obbligatorio dal 2016.
Dal 1 gennaio 2025 l’uso del BIM è reso obbligatorio per gli appalti pubblici con soglia elevata sopra i 2 mln €, l’Italia rischia di restare marginale nel mercato globale della progettazione digitale. "Il BIM non è un orizzonte lontano. – ha proseguito Dall’O’ – È la lingua comune con cui parlano già le infrastrutture internazionali. Una cultura digitale non si può imporre per decreto, ma va coltivata, costruendola ogni giorno, proprio come un progetto. Serve un’alleanza tra le istituzioni, i progettisti, le università, le imprese, le software house, per una vera e propria alfabetizzazione del costruire."
L’adozione del BIM in Italia si scontra poi con una serie di barriere culturali radicate nel settore delle costruzioni. Queste criticità non riguardano solo la tecnologia, ma soprattutto il modo in cui le persone e le organizzazioni lavorano, condividono informazioni e si relazionano tra loro.



