Ad incidere maggiormente è la flessione del fotovoltaico, l’unico comparto che negli ultimi anni è stato in grado di imprimere un’accelerazione alla transizione energetica. Merita inoltre una riflessione il ridotto apporto dell’eolico e dell’idroelettrico e, in prospettiva, dell’eolico offshore, tecnologie che presentano enormi potenzialità in termini di risorse naturali ancora sfruttabili, capacità di attrarre investimenti e incremento della generazione elettrica. Qualche segnale positivo proviene, invece, dagli interventi sugli impianti in esercizio che segnano un + 16% grazie al contributo delle bioenergie, mentre tutti gli altri comparti risultano in terreno negativo. Il risultato conseguito nel 2025 è riconducibile alle misure adottate negli ultimi anni, poiché tra iter di connessione, iter autorizzativi, accesso a strumenti di supporto economico e tempi di costruzione degli impianti trascorrono diversi anni. Purtroppo, nel tempo il settore delle fonti rinnovabili è stato oggetto di continue evoluzioni normative che ne hanno rallentato lo sviluppo: dal Superbonus al Bonus casa, dal Testo Unico delle FER alle aree idonee, dalla tassazione del reddito da proventi dei diritti di superficie all’Irap, dal Piano Transizione 5.0 all’iper-ammortamento, dal RIGEDI al CCI e alla Saturazione virtuale della rete, dal FER 1 al FER X transitorio all’energy release e al FER X definitivo, dal FER 2 al FER Z, dallo spalma incentivi agli extraprofitti e via discorrendo. Al termine del 2025 il totale di impianti rinnovabili in esercizio in Italia ammonta a 83,5 GW, distribuiti su 2.105.645 impianti. Al 2030 il documento strategico del PNIEC richiede il raggiungimento di 131 GW complessivi, il che significa un incremento del 57% nel quinquennio 2026-2030. Rispetto allo stesso periodo del 2024, si registra un calo della produzione elettrica per tutte le fonti, ad eccezione del fotovoltaico che grazie alla nuova capacità installata nel 2025 cresce del 25,1%. Le altre fonti segnano variazioni negative: l’eolico cala del 3,3%, l’idroelettrico del 21,2%, mentre le bioenergie mantengono il risultato del 2024 ed il geotermoelettrico registra -0,3%. Nel complesso, la quota di rinnovabili scende al 41,1%, rispetto al 42,0% registrato nel 2024. La domanda elettrica resta pressoché stabile (-0,2%). Il calo dell’idroelettrico, legato a condizioni meteo sfavorevoli, ha inciso in modo significativo sulla produzione totale da fonti rinnovabili e non è stato pienamente compensato dalla crescita del fotovoltaico.



